CastStory · TRAFFICO E VIABILITÀ ANTICA #31

Il nostro centro storico, e quindi l’antico paese, è un sito che per sua conformazione naturale ha sempre presentato problemi di viabilità anche quando il traffico era costituito da carri, carretti, traini, carrozze e calessi, cioè mezzi di trasporto trainati da animali.

L’uso dell’automobile poi, mentre da un lato ha sicuramente comportato grandi cambiamenti positivi nel panorama sociale, dall’altro ha creato maggiori problemi in quei quartieri urbani di impianto medievale come il nostro, dove le strade e i vicoli conservano una carreggiata di larghezza molto ridotta. Recentemente è stato fatto un tentativo per comprimere il traffico veicolare privato istituendo la ZTL (Zona a Traffico Limitato), però voce di popolo dice che le limitazioni non valgono più. Sarà vero, visto che la segnaletica verticale è ancora lì?

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In ogni caso rimane il fatto che ancora nell’Ottocento, mentre il paese possedeva già la ferrovia (1868) cioè una infrastruttura determinante per lo sviluppo futuro, la strada maggiore (attuale via Vittorio Emanuele) terminava in largo Seminario (piazza Immacolata) senza lasciare al traffico veicolare altra alternativa che il percorso a ritroso verso Porta Grande. Una situazione che sul finire del secolo diventò intollerabile e che fu risolta per iniziativa di un sindaco illuminato, Mauro Perrone, eletto nel 1889. Egli riprese il ricco programma di sistemazioni urbane iniziato dall’Amministrazione precedente e ne dette compimento. Tra queste ci fu il progetto di una nuova strada che doveva consentire il traffico in uscita e in entrata da quella parte della città.

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Non fu un’operazione semplice per un percorso inventato sullo spalto ripido della gravina (allora detto “il precipizio”) e che collegava punti a notevole differenza altimetrica. Per questo fu necessario allungare la strada su due lunghi tornanti costringendo all’esproprio di ampie porzioni di giardini privati allora esistenti.

Ci volle tutto l’impegno di Mauro Perrone per superare i contrasti con gli espropriandi e superare la burocrazia ministeriale che allora esigeva per ogni atto l’approvazione del re. Tuttavia l’impegno ebbe successo e i cittadini se ne giovarono per i loro spostamenti.

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La nuova strada, via Caporlando, pur con le sue curve, ridava dignità a tutta la “strada maggiore” che, come si è detto, per secoli era stata una strada, dal punto di vista veicolare, senza uscita.

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Aurelio Miccoli


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