CastStory · SANTI E PATRONI #28

Sulla facciata della Cattedrale di Castellaneta, intitolata a Santa Maria Assunta e prima a San Nicola, oltre alle quattro virtù (in alto) campeggiano altre due statue, simmetriche ai lati della balaustra del primo ordine, realizzate, come quelle superiori, alla fine del ‘700 quando la facciata fu rinnovata nelle forme che oggi ammiriamo.

Si tratta di due santi importanti, potenti intercessori presso Dio, vescovi e titolari di patronati.

A sinistra, con mitria e abiti vescovili, c’è un anziano San Nicola, patrono della città e della Diocesi (allora i territori coincidevano) nella classica iconografia, con il Vangelo e le tre borse di monete d’oro relative a uno dei suoi più famosi miracoli, in atteggiamento benedicente.
A destra un giovane vescovo, San Gennaro, protettore del Regno di Napoli, con il classico riferimento della teca con le ampolline del suo sangue.

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Non si conosce l’autore delle statue ma indubbiamente è uno che sapeva dove dovevano essere collocate, cioè vicino alla gravina dove tira sempre vento. Perché se san Nicola è protetto dai corpi di fabbrica dietro di lui, non accade la stessa cosa per san Gennaro il cui piviale, cioè l’ampio mantello aperto sul davanti e fermato sul petto con un fermaglio, è scomposto dalle raffiche di vento.

Ben altro stile e ben altra compostezza rivelano le due statue che sono all’interno della chiesa ai lati della scalinata che immette al presbiterio. Statue in pietra, sistemate su alti piedistalli, raffiguranti san Pietro e san Paolo entrambe con tunica e mantello e nell’atto di leggere un libro. Il primo, barba corta e pochi capelli, regge nella destra due grosse chiavi, il secondo, lunghi capelli e lunga barba, regge con la sinistra una spada (di cui si vede solo l’elsa). Si distinguono per le accurate proporzioni e il modellato plastico dei volti e dei panneggi e sono attribuite a un importante scultore rinascimentale, Stefano da Putignano.

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Sopravvive all’interno della chiesa stessa un piccolo mistero legato al rifacimento delle finiture superficiali interne, con coloritura a stucco lucido. Sulla muratura verticale tra le partiture geometriche realizzate nell’ottocento (Vescovo Mons. Lepore), quando le pareti della Cattedrale e tutte le colonne furono completamente rivestite di stucco lucido marmorizzato. In uno dei riquadri più alti, sulla parete laterale destra quasi a contatto con il soffitto decorato, tra le finte venature del marmo compare lo schizzo frettoloso o volutamente camuffato del volto di un personaggio ignoto. Forse l’artigiano incaricato della realizzazione dello stucco marmorizzato che ha voluto lasciare qualcosa in più della sua firma, l’autoritratto.

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Aurelio Miccoli


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