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CastStory · ODEGITRIA E ALTRE STORIE #22

La cultura? Si fa anche così. Organizzando eventi apparentemente di carattere tecnico ma che sono poi l’occasione per aprire spiragli di luce su conoscenze specialistiche.

Mi riferisco all’evento che, solo domenica scorsa, ha analizzato da un punto di vista iconografico, scientifico e tecnico il retaggio degli affreschi rupestri negli insediamenti localizzati nelle gravine nostre. Una singolare eredità della civiltà delle grotte che merita più profonda e ampia diffusione.

Tecnicamente il discorso aveva un taglio specialistico perché si parlava di “Odegitrie”, cioè particolari iconografie mariane che caratterizzano il Medioevo.

 

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Odegitria, Odigitria, Odighítria, o anche Odegétria è un termine che al di là delle incertezze etimologiche (perché deriva dal greco bizantino) ha un saldo significato, volendo intendere la Madonna che mostrando la direzione indica la via. Con termini più espliciti la via è il Bambino che ha in braccio, alla cui regalità la Madre intende richiamare l’attenzione. Un tema figurativo molto diffuso nell’alto e basso Medioevo la cui paternità è attribuita leggendariamente all’evangelista Luca. Questo abbiamo ascoltato nelle parole dell’esperto che, in un’ampia panoramica, raffrontava e analizzava vizi e virtù, genesi e diffusione delle raffigurazioni affrescate nei siti dei nostri territori.

La più interessante Odegitria che abbiamo a Castellaneta? Sicuramente la Madonna con Bambino benedicente (ultimo scorcio del secolo XIII) che è collocata sulla parete destra della chiesa di Santa Maria del Pesco detta comunemente Assunta. Iconografia tradizionale per gli abiti che la Madonna indossa, per la presenza di aureole perlinate e per la postura della Vergine che con la mano destra indica il Bambino, in piedi, benedicente. A guardare bene si rimane stupiti per la particolarità della raffigurazione: colpisce cioè la singolarità compositiva che fa sporgere fuori dalla rituale cornice, a fasce concentriche policrome, sia l’aureola della Madonna che la tunica del Bambino.

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L’affresco, sicuramente antico e altrettanto interessante, mostra però i segni del tempo. Per motivi vari la superficie pittorica comincia ad avere soluzioni di continuità, laddove l’intonaco di sostegno si sbriciola o se ne cade. E’ un processo irreversibile ci spiegava l’esperta, quasi sempre connesso alle condizioni microclimatiche del posto.

Interessante notazione che tento qui di dimostrare mettendo a confronto due fotografie scattate (da me) a distanza di 30 anni. Le foto dimostrano un’innegabile ampliamento delle lacune e la perdita di particolari figurativi interessanti che una volta persi non si possono più recuperare.

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Se è vero che il fenomeno è inarrestabile è anche vero che esistono tecniche di restauro per rallentarlo. Bisogna solo trovare la giusta motivazione per operare. Nel nostro caso un intervento di “manutenzione” non guasterebbe. Prima che sia troppo tardi.

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Aurelio Miccoli


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