CastStory · I LUOGHI URBANI E LE PIAZZE #18

I luoghi urbani non sono tutti uguali. Ma hanno tutti una storia.

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Legata agli avvenimenti politici, alle scelte urbanistiche e al benessere economico contingente. I luoghi più simbolici sono le piazze perché oltre ad attrarre per la valenza storica e per la qualità estetica, esercitano ruoli socialmente fondamentali. Luoghi del confronto, della decisione comune o della contestazione come dimostra la storia.

 

Storicamente dunque nell’evoluzione urbana le piazze nascono casualmente, come slarghi e poi nel tempo acquistano la loro precisa autonomia. È accaduta la stessa cosa alle nostre piazze più belle e importanti: piazza Umberto I e piazza Municipio. Erano dei giardini, allora chiamati “orti”, fuori la porta Grande.

A valle della chiesa di san Michele (costruita nel 1696 in aperta campagna di fronte alla porta Grande) due grandi proprietà terriere, affiancate: l’orto delle Monache e l’orto del Principe. Giardini extraurbani in posizione prestigiosa perché decisamente vicine al centro urbano di allora (centro storico attuale).

pianta

Non sfuggì agli amministratori dell’epoca l’importanza delle aree e anche se a fatica riuscirono ad ottenerne la proprietà. Prima l’orto delle Monache, che diventò Largo Fontana per quasi tutta la sua interezza. Nel senso che ne fu frazionata soltanto la striscia oggi dei fabbricati compresi tra via principe di Napoli e via largo Umberto.

DSC00482 rit zona centrale

Poi l’Orto del Principe. Anche l’Orto del Principe era molto più grande. A nord (nella parte alta) arrivava fino a via Ospedale (inglobando quindi l’attuale via Salvo d’Acquisto), a sud confinava con la via per Laterza (oggi via Roma) e a ovest si estendeva fino a via Calvario. Fortunatamente, nonostante i numerosi frazionamenti, ne rimase una porzione consistente sulla quale sorgerà dopo molte peripezie il nuovo Municipio.

piazze

Il giardino, di proprietà di un discendente degli ultimi feudatari del nostro paese ( i De Mari principi di Acquaviva) faceva gola agli amministratori di allora che ne prospettavano un uso pubblico. Però nel frattempo l’area aveva acquistato un notevole valore di posizione, il che faceva aumentare le pretese economiche del De Mari. Solo alla fine dell’Ottocento il sindaco Mauro Perrone vi riuscì. Con una lunga trattativa conclusa quando il Consiglio Comunale deliberò di acquistare l’area, di metri quadrati 5369,61, per lire 10.088,25 “alla ragione di lire 1,90 il metro quadrato”.

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Aurelio Miccoli


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