CastStory · UNA STAZIONE SCOMODA #12

Era appena passato il primo treno con la sua lunga scia di vapore (1868) che in paese presero corpo le proteste dei cittadini per il disagio che creava la lontananza della stazione dal centro abitato.

Divenne un’annosa questione che oggi a noi appare di sorprendente attualità.

Il problema sembrava irrisolvibile nonostante le numerose azioni che gli amministratori dell’epoca attivarono. Fu persino mandata a Firenze, allora sede del Governo (Capitale d’Italia fino al 1871), una Commissione nominata dal Municipio ma senza alcun risultato contro le difficoltà tecniche sollevate dall’Amministrazione delle Ferrovie.

Quindici anni dopo ci provò persino il grande e fattivo sindaco Mauro Perrone che dopo numerosi tentativi ebbe finalmente una risposta. Nel 1885, in una riunione di Consiglio Comunale riferì che grazie all’interessamento dei deputati della circoscrizione presso il Ministro dei Lavori Pubblici aveva ottenuto risposta avendo il Ministro disposto “che fossero fatti tali studi e discussa la possibilità dell’impianto di una nuova stazione o di una semplice fermata al casello indicato”.

staz vecchia

Riferì Mauro Perrone in Consiglio Comunale: “A Taranto il cavaliere Pesapane, Regio Commissario per le Finanze, mi pose sott’occhio gli studi fatti per incarico dell’eccellentissimo Ministro e dimostratami l’impossibilità tecnica e finanziaria di una fermata alla casa cantoniera che da noi si desiderava in mancanza di meglio, mi fece vedere come fosse eseguibile piuttosto l’impianto quasi di una nuova completa stazione abbandonando l’antica. Dagli studi fatti risulterebbe che tutta l’opera verrebbe a costare oltre le duecento mila lire”.

tratto 1

Una spesa enorme che l’Amministrazione delle Ferrovie non avrebbe approvato nonostante la disponibilità del Comune e cioè “l’offerta gratuita del suolo per l’ingrandimento del casotto e sue adiacenze ove verrebbe impiantata la stazione e infine con l’offerta altresì a titolo gratuito dell’acqua di supero del pubblico acquedotto pei bisogni della ferrovia”.

In Consiglio Perrone concluse con la sua proposta: “Posso affermare che sia anche certo che ove questo Consiglio aderisse a queste mie proposte e offra a titolo di concorso di spese una somma competente, noi potremmo vedere finalmente appagato questo lungo ed annoso desiderio di avere la stazione ferroviaria nel punto da noi desiderato, cioè alla casa cantoniera più vicina all’abitato”.

Si deliberò di concorrere per il bene dei cittadini, del Commercio e delle derrate, con la somma di Lire cinquanta mila. La proposta del sindaco Mauro Perrone, per come sono poi andate le cose, non ebbe esito alcuno.

Ma per quale motivo la Società Ferrovie Meridionali riteneva impossibile aderire alle richieste del Comune di Castellaneta di attivare una fermata alla casa cantoniera più vicina all’abitato?
Perché il casello ferroviario più vicino all’abitato, il 76 (cioè al chilometro 76 a partire da Bari), non era dove tutti noi crediamo che fosse ma era stato costruito su un piccolo pianoro a quota linea ferroviaria in località Spineto-Montecamplo e a monte e a valle del casello la linea ferroviaria correva su un’alta massicciata in rilevato.

tratto 2

 Per questo non era possibile realizzare le banchine (che dovevano coprire almeno la lunghezza del treno) per i viaggiatori e per il carico e scarico merci. E in ogni caso rimaneva decisamente distante dall’abitato. Insomma era meglio pensare a costruire una nuova stazione con tutti i suoi costi.

treno sul ponte

In questa ottica le difficoltà tecniche sollevate dall’Amministrazione delle Ferrovie appaiono ragionevoli così come pure le crescenti necessità dei cittadini costretti a recarsi e a spedire i prodotti alla Stazione Vecchia. La soluzione? Solo molti anni dopo. (continua)

 

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Aurelio Miccoli


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