CastStory · IL BANDITORE, VOCI DALLA STRADA #10

C’era una volta il banditore comunale. Uno strano (oggi) mestiere che consisteva nel dare pubblicamente informazioni sulle attività giornaliere del paese.

Sulle varie ricorrenze civili o sui problemi che nascevano in paese (per esempio momentaneo disagio per mancanza di acqua). Ma soprattutto sull’offerta alimentare spiegando cosa era possibile acquistare presso il mercato comunale o presso i singoli esercenti (che richiedevano il servizio). Informava sulla disponibilità di verdure e frutta ma soprattutto di carne e pesce, articoli questi che venivano consumati più di rado.

Il banditore era uno che lavorava per il Comune, oggi diremmo che svolgeva un servizio pubblico, ma promuovendo anche la disponibilità di merci private assumeva un ruolo indispensabile perché allora mancavano i mezzi di informazione.
L’ultimo banditore fu “Paulucc”. Indossava una sorta di divisa di panno verde paramilitare e armeggiava con una trombetta di ottone per attirare l’attenzione. Camminava molto per le strade del paese fermandosi agli incroci stradali più importanti dove ad alta voce ripeteva le novità del giorno.

Paulucc il banditore una foto mandataci dal sig. DAmbrosio che ringraziamo

Il più famoso fu invece “Futticchio” immortalato in un dipinto eseguito da Stefano Napolitano, valente pittore e musicista nostrano. Con quel dipinto Napolitano vinse una borsa di studio a Lecce ed iniziò una poderosa carriera artistica.
Non ho documenti su “Futticchio” il banditore del Comune. Per questo mi rifaccio a quanto leggo sul volume di Francesco Saracino [Scrittori e artisti castellanetani, 1994] che riporta un articolo di Enzo Graioli [1954] con la vera storia di “Futticchio”.
“A memoria dei più vecchi, Futticchio era un uomo alto e grosso, con barba e lunghi capelli ed era vestito malissimo con uno sporco giaccone militare, e senza scarpe, anche d’inverno con la neve”.

Nel 1860 diventò un accanito fan di Garibaldi non disdegnando di correre per tutte le strade castellanetane gridando come un forsennato: ”U borbòn se ne scappèt. Mò cummann Vittorio Emanuele. Viv’à Garibaldi”.
Era la reazione all’umiliazione che aveva subito qualche anno prima dai gendarmi locali i quali, per punire le sue pesanti bestemmie in pubblico, lo avevano tenuto legato in Piazza per tre giorni.
Morì povero e dimenticato. Il suo ritratto? Forse si trova in America portato in dono dall’autore.

Nel frattempo, tra un post e l’altro, è arrivato Natale con la sua atmosfera, i suoi riti e le sue abitudini, quelle che esaltano la sacralità della famiglia. Prima di tutto il presepe. Poi la tombola. Poi le cartellate.
Buon Natale a tutti, da Aurelio Miccoli!

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