CastStory · PORTA DI MEZZO, UNA NUOVA PORTA #9

Porta di Mezzo non è mai stata una vera porta urbica, ma solo un passaggio attraverso le mura della città (che allora esistevano) per uscire più rapidamente all’esterno dell’abitato.

Fino ai primi decenni dell’Ottocento infatti Castellaneta era racchiusa in una cinta muraria con torri di difesa e due porte di accesso: Porta Grande all’inizio dell’attuale via Vittorio Emanuele e Porta Piccola nell’omonima località.

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Le mura garantivano la sicurezza degli abitanti. In città si poteva entrare soltanto dalle porte che venivano chiuse all’imbrunire e riaperte all’alba. Norme, sanzioni e decreti rigorosamente applicati vietavano qualunque insediamento residenziale esterno. Poi il perfezionamento delle armi da fuoco ne rese inutile l’uso e nell’Ottocento si affermarono nuove teorie urbanistiche libere da esclusive necessità militari.

Venuto meno il bisogno di risiedere all’interno delle mura, tutt’intorno cominciarono a formarsi dei borghi. Però nel frattempo le mura erano un fastidioso ingombro dal quale i cittadini volevano liberarsi, mentre cresceva la domanda di nuove direttrici per uscire dall’abitato. In questa logica fu realizzata la porta di Mezzo, efficace per collegare direttamente e senza lunghi giri la parte mediana del paese con la nuova direttrice esterna (oggi via Roma) e quindi con l’agro. E dove le mura erano più rovinate se ne chiese l’abbattimento se non altro per un problema di igiene edilizia.

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Nel 1826 l’apertura di via porta di Mezzo (allora detta porta Nuova) era cosa fatta: fu demolito un tratto di antiche mura e furono sacrificati alcuni giardini per collegare l’ex convento di san Domenico, divenuto da pochi anni sede del Municipio, con la strada esterna attraverso una comoda scalinata che esiste tuttora.

Ma contemporaneamente, per rendere il percorso carrabile, come volevano i cittadini, fu realizzata la rampa di via Muraglia che consentiva di superare il dislivello esistente fra lo slargo san Domenico e la strada esterna.

Una vera innovazione dettata anche dalle nuove funzioni che si volevano istituire (oltre alla Casa Comunale) nell’ex convento di san Domenico: il “Regio Giudicato del circondario e la Caserma della Reale Gendarmeria”.

Fu per gli abitanti del quartiere basso una vera manna perché rapidamente potevano raggiungere con i loro mezzi la parte esterna del paese a sud-est.
Non possiamo dimenticare infatti che porta Piccola, terminale di un coacervo di pendii scalettati, non consentiva un percorso carrabile vero e proprio.
Lo storico Francesco Paolo Maggiore ci ricorda che ciò che rimaneva delle mura della città (ruderi) fu demolito nel 1839.

Aurelio Miccoli

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