Seguici su

CastStory · LA TRADIZIONE DEL PRESEPE #8

Il Presepe è la rappresentazione di una festa e si rinnova ogni volta con scenografie antiche e personalizzate. Affollato da personaggi tratti dalla vita quotidiana di un mondo contadino e popolare, sistemati con fantasia, nel solco della tradizione napoletana che vive immutata a San Gregorio Armeno.

Chi non è mai andato almeno una volta in quella via del centro storico di Napoli, conosciuta in tutto il mondo per le tipiche botteghe artigiane e i caratteristici negozi?
Come ci ricorda il più famoso Presepe napoletano, quello di Cuciniello (Museo di San martino, Napoli), esso si articola nei tre momenti essenziali del racconto evangelico.

La Natività, quasi sempre disposta al centro, curata nei dettagli di un ambiente povero e spartano, ma sempre caratterizzata da una gloria di angeli.
La Taverna, fornita di cibarie della tradizione contadina e affollata da una moltitudine di avventori.
L’Annuncio, ambientato tra casette e capanne di pastori, contadini e mandriani svegliati dall’angelo annunciante.
Non manca mai un tocco esotico fornito dai Re Magi con abbigliamenti e suppellettili orientali.
Lo schema di Cuciniello è inconsciamente ripreso da coloro che si dedicano al presepe, ripercorrendo gesti antichi che hanno visto fare ai nonni e poi ai genitori.

Io me lo ricordo bene. Si tirava via dalla cantina un vecchio tavolo di legno che veniva sistemato nel solito angolo del soggiorno. Si fissava un grosso ramo di pino in modo da coprire con gli aghi quasi tutta la superficie del tavolo. Poi si prendeva la carta da imballaggio, la si accartocciava e la si sagomava a formare montagne e cavità naturali. Un po’ di colori all’anilina spennellati alla rinfusa e poi si ricoprivano le parti pianeggianti con il muschio raccolto sui bordi di antichi sentieri di campagna. Infine si sistemava le serie delle luci a pisellini cercando di nascondere i cavi elettrici e riservando una luce maggiore alla grotta più grande e più in vista.

3 presepi vari

Poi la parte finale, il momento più emozionante al quale potevano partecipare anche i bambini: la sistemazione delle varie statuine, conservate con cura perché fragili.
Così il presepe prendeva corpo, diventava una vera rappresentazione. Così un tempo si realizzava l’idea del Natale. Non quello dei regali, delle vetrine ammiccanti, delle feste eccessive ma il ricordo dell’evento prodigioso della nascita di Gesù, venuto al mondo per un atto di amore.

Il presepe come atto concreto di memoria di un evento straordinario.
Ben vengano le istituzioni che a Castellaneta tengono viva la consuetudine. Viva la tradizione del presepe!

Aurelio Miccoli

cast1


WhatsApp

Iscriviti al servizio WhatsApp e ricevi GRATUITAMENTE le notizie più importanti direttamente sul tuo smartphone. Clicca qui per iscriverti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA