CastStory · OMAGGIO AI CADUTI #3

Eran centoventisette / erano giovani e forti / e sono morti.

Sono i castellanetani caduti nella prima guerra mondiale, negli anni 1915-18, e commemorati per il loro estremo sacrificio. Richiamati alla memoria della comunità con il monumento ai caduti esistente in piazza Municipio, realizzato nei primi anni ’60, dall’artista Sergio Sportelli, un castellanetano trapiantato a Roma, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Una sistemazione che comportò l’abbattimento dei pini dell’esistente Parco della Rimembranza. Il Parco della Rimembranza risaliva al 1925, quando l’allora Commissario Prefettizio ne deliberò la sistemazione ritenendola necessaria sia come “istituzione educativa delle generazioni venture, sia come dovere verso i caduti intorno al monumento già eretto”. Il vecchio monumento, che era costituito da un podio sormontato da una guglia sulla cui sommità spiccava un angelo (ora collocato nel cimitero cittadino).

caduti vecchio

E nell’area circostante erano stati piantati 127 (o 128?) alberi di pino, esattamente quanti erano i concittadini caduti sui campi di battaglia.

Ma c’è di più. Ad alcuni caduti, probabilmente titolari di azioni più meritorie, furono intitolate vie cittadine, alcune traverse di via Roma, dalla parte superiore. Si tratta di via Antonio Magistro (1884-1918), via Mauro Fasano (1897-1918) e via fratelli Capriulo, Carmine (1889-1916) e Giuseppe (1893-1917).
Questi ultimi celebrati anche in una elegante lapide murata il 19 marzo 1920 sul fronte esterno della loro abitazione in largo Porta Piccola.

lapide

Carmine Ugo Capriulo, dottore in Giurisprudenza e sottotenente dell’Esercito Italiano (158° Reggimento Fanteria) morì il 19 marzo 1916 avendo conseguito una medaglia d’argento e due croci di guerra.

Il più giovane Giuseppe Capriulo, dottore in Scienze Commerciali e sottotenente dell’Esercito Italiano (1^ Batteria Bombardieri – 14° Gruppo) morì il 24 maggio 1917 avendo conseguito una medaglia d’argento e una croce di guerra.

Dovettero mancare molto ai “compagni di fede e di lavoro” i due fratelli che si accingevano a diventare protagonisti della vita sociale della nostra comunità, descritti così nella lapide: “Due fiorenti giovinezze che la guerra immane, da entrambi eroicamente combattuta, rapì, l’uno alle lotte per l’avvento della giustizia sociale, l’altro all’operoso esercizio d’ogni più alta virtù civile”.

capriulo

Se passate per caso da via Fratelli Capriulo non chiedetevi perché sulla toponomastica stradale l’indicazione è “Via F.lli Capriuli”. Forse perché erano due?

Aurelio Miccoli

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