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NON SPARATE SULLA NOSTRA BELLEZZA

Ho marinato la mia rubrica, lunedì scorso.
Non me ne vogliate, sono fatto di carne... Molta carne. E proprio nell'estremo tentativo di invertire la tendenza che mi vede lievitare come la pasta delle pettole, ieri mi sono sciroppato sedici, dico sedici, chilometri insieme ad altre cento persone.

C'erano castellanetani, baresi, leccesi, tarantini della provincia orientale. Insomma, un bel po' di gente richiamata dalle attività del gruppo "Amici delle Gravine" (non voglio parlare di nuovo di loro, vi rimando a quanto scritto qualche settimana fa). Quel che voglio dire è che non tutte le persone vengono per nuocere.

Solo una settimana fa, infatti, siamo stati travolti da una tragedia incomprensibile: due ragazzi presi a pistolettate manco fossimo in un poliziesco di serie "B" degli anni '70. Qualche testimone dice che il "gruppo di fuoco" non era di queste parti, turisti del sabato sera esagitati quanto basta per girare armati e pronti a usarla, quell'arma. Sia chiaro: la discoteca non c'entra niente. Non voglio fare lo stesso errore che fanno in molti, cioè demonizzare il tutto per la parte. Voglio considerare due episodi che si passano pochi giorni e che portano il nome della nostra città in due direzioni differenti.

L'escursione di ieri, embrione di un sogno destinato a diventare realtà (se i buoni propositi della politica, scritti in alcuni atti che stanno vedendo la luce in questi giorni, si trasformeranno in cantieri), ha messo la parola "Castellaneta" sulla bocca di tante persone che nemmeno sapevano che esistesse questo luogo. Un entusiasmo contagioso, marketing territoriale fatto di azioni concrete, impegno che sa di zappa e sudore (credete che i sentieri si traccino da soli?), hanno fatto in modo che le gravine di Castellaneta comincino ad uscire da un anonimato troppo longevo.

Il fattaccio di domenica l'altra, invece, ha associato con troppa facilità il nero della cronaca al verde dei nostri pini. Inseguendo la facile equazione "discoteca uguale depravazione", nel tritacarne ci è finita anche la nostra città. Hai voglia a macinare chilometri per risollevare l'immagine turistica del paese, se poi un caricatore calibro 9 gambizza quella buona volontà...

In mezzo a questi due "fatti", complementari per forza di cose, manca un elemento fondamentale: la sintesi. Perché nessuno, tra chi conta, si è speso per scacciare via dall'orizzonte cittadino l'alone prodotto dalle pistole fumanti, o si è preoccupato di dare supporto concreto agli "Amici delle Gravine"?

Azioni di questo tipo, altrettanto complementari, avrebbero aiutato il territorio ad abituarsi alla coesione, alla comunione d'intenti, a sentirsi una comunità vera, insomma. Invece ci stiamo abituando a contare solo sulle nostre forze, sull'iniziativa di pochi.

Che può anche starci, quando si tratta di ragazzi che, zaino in spalla, bastoni e scarponcini, ci portano a spasso per le nostre bellezze. Meno quando il nome della nostra città suona come un colpo di pistola.

Francesco Tanzarella

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