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AND THE WINNER IS…?

Notte fonda, gli occhi aperti a malapena in cerca dell'orgoglio italico perduto.

Ho puntato tutto su "La grande bellezza", su Paolo Sorrentino, sulla maschera di Toni Servillo. «Pazienza se ci beccheremo l'Oscar per il racconto delle nostre miserie – mi son detto scrostandomi dal divano –, torneremo a sognare, a sperare».

Già, a sognare... Dopo nemmeno cinque minuti stavo dormendo, pure rumorosamente: colpa del taleggio spalmato sulle bruschette, tanto taleggio! A sognare ci sono tornato per davvero, insomma.

Ero seduto alle poltrone del teatro "Valentino", circondato dai volti dei cittadini più famosi, soprattutto politici: immaginate la paura! Su un tavolino ai lati del palco, tante stauette con un volto inconfondibile: Oscar!

Si apre il sipario, c'è Vito Campanella a presentare, impeccabile: «Signore e signori, benvenuti alla notte "di" Oscar, il riconoscimento più ambito dalla classe dirigente cittadina».

Il sogno era vivido, ricco di dettagli. Ma vi risparmio i preamboli, sennò dovrei raccontarvi dei balli di gruppo e della farsa di Maurizio Cristini, che minacciava di buttarsi dal loggione se non lo facevano entrare in maggioranza. Meglio andare al sodo.

Arriva il momento delle premiazioni. Non ci sono nominations, si va giù secchi. Il primo premio è una sorpresa: Oscar per la miglior iniziativa non originale a "Fratelli d'Italia". Vi chiederete perché? Semplice, hanno organizzato le primarie per scimmiottare la sinistra e sono riusciti a far peggio di quanto fece il "Patto" nel 2012... La destra castellanetana è insaziabile, però, perché arriva un altro Oscar per Bruno Augusto Schiavone: miglior fotografia, dopo gli scatti "prima e dopo" alla discarica abusiva di contrada Scapati.

Vorrei obiettare, nel sogno, ricordando i magnifici scatti fatti da Giuseppe Rochira l'anno scorso. Prima di farlo, però, l'Academy mi dà ragioni sufficienti per placarmi: Oscar per il miglior risveglio proprio all'ex aennino. Da qualche settimana, infatti, sul suo blog i post si susseguono come noccioline.

Quando c'è da assegnare uno degli Oscar più importanti, quello per il miglior trucco, non ci sono esitazioni. Vito Campanella fa ricorso a tutta l'enfasi possibile: «Il vincitore è... Giovanni Gugliotti!». Il teatro "Valentino" trema dagli appalusi, quando viene letta la motivazione: «Per la meravigliosa faccia di bronzo che sfodera qualsiasi cosa accada nella sua città». Tra le poltrone, i commenti degli esperti sono tranchant«Dicono che la giuria si sia convinta del tutto dopo la visita della Guardia di Finanza in Comune e le successive dimissioni del dirigente Galasso... avesse detto una parola a riguardo!»

L'Oscar per il miglior politico non protagonista è una formalità: per l'ennesimo anno consecutivo se lo becca l'ex sindaco Rocco Loreto. Ma a sinistra si prendono anche l'Oscar per il miglior coordinatore straniero: vince il Pd (che si sarebbe meritato anche la miglior scenografia, per quella porta chiusa per mesi), che festeggia insieme a Vito Miccolis.

Mi sveglio di colpo. In tv c'è Sorrentino che sorride sornione e, vincendo l'emiparesi facciale provocata dal cuscino, sorrido anch'io. «L'Italia ce l'ha fatta – mi dico – torniamo a sognare, a sperare!». Ci metto un attimo a cambiare idea: «Un momento, se devo sognare di nuovo Alfredino stile Supertelegattone che dice "chiamatemi Oscar" preferisco l'insonnia... e un bel cinepanettone».

Francesco Tanzarella

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