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I PENDII PATRIMONIO DI… CASTELLANETA

  • 10 Febbraio 2014
  • 2346

Sono contento: Castellaneta candida i pendii del suo suggestivo centro storico a patrimonio dell'umanità. L'idea è affascinante, ambiziosa, esaltante.

Mi sembra anche un tantino presuntuosa, però. Perché siamo tutti perdutamente innamorati della nostra città e delle sue vestigia, a parole, ma se sono in questo stato lo dobbiamo soprattutto a questo... amore sconfinato. Non saranno stati mica il destino o la natura, infatti, a lastricare le pareti dei pendii con mattonelle da bagno così brutte che neanche nei vespasiani di Vladivostok le volevano, a incrostare di guano le chianche degli stessi pendii come fossero scogli abitati da gabbiani, a installare sulle porte affacciate ancora ai pendii infissi in alluminio dorato che avrebbero fatto invidia alle finestre dei narcos colombiani.

Diciamocelo chiaramente: scomodare l'Unesco significa avanzare ragioni più o meno simili a quelle avanzate da (elenco a caso qualche sito che è già patrimonio dell'umanità) Matera con i suoi Sassi, Siracusa con la sua necropoli, Roma, Firenze, Siena, Napoli, Urbino con i loro centri storici. Naturalmente l'amore è cieco e farà dire a molti di voi: «E cosa abbiamo da invidiare a queste città?». Assolutamente nulla perché non è nemmeno il caso di porselo, il problema.

Io lo capisco il professor Egidio Saracino. Mezzo secolo lontano dalla città natale consegna agli occhi solo il meglio dei luoghi della giovinezza; figuratevi che anche a me, che a Castellaneta non ci vivo più da soli sei anni, sembra di vedere San Pietro ogni volta che la Cattedrale si staglia improvvisa dietro l'angolo di via Vittorio Emanuele.

Quello stesso amore che mi obnubila i sensi, però, non è tanto forte da evitarmi il dolore delle evocative immagini descritte qualche rigo più su. Album che potrei arricchire con le auto parcheggiate ovunque, con i vicoli trasformati magicamente in proprietà private, con l'asfalto "delicatamente" adagiato sulle chianche più antiche, con i ruderi mai abbattuti e così via.

Quello che mi chiedo è se siamo davvero pronti a coltivare un'ambizione così grande. Quel che è certo è che per tutti questi anni non siamo stati in grado di coltivarne nemmeno una piccola: avremmo potuto recuperare il centro storico molto tempo fa e presentarlo, oggi, come un gioiello al cospetto dell'Unesco.

Invece siamo ancora lontani dalla stessa idea di recupero. E finirà che il progetto del buon Saracino, come me innamorato dalla vista annebbiata, sarà un'ottima arma di distrazione di massa. Perché sono convinto che il centro storico di Castellaneta, prima di essere patrimonio dell'umanità, debba diventare patrimonio di... Castellaneta!

Francesco Tanzarella

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