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NIENTE GIOCHI, SOLO SPORT: IL TOCCO DI NICO SURICO

  • 29 Agosto 2013
  • 6020

Attraverso le nostre interviste abbiamo raccontato delle storie: anni in cui lo sport significava libertà attraverso le parole di Andrea Fortunato, che ha visto nascere e crescere la prima squadra del Castellaneta; abbiamo raccontato la storia di Danilo D'Uggento, primo laureato italiano diventato procuratore sportivo. Ora, accendiamo i riflettori sullo sport fatto di risultati costruiti con un lavoro serio...quello sport che mette al centro il talento.

Dopo mezzora di chiacchierata con il castellanetano Nico Surico, è stato facile trovare il titolo per questa intervista: niente giochi, solo sport. Uno sport che non lascia spazio ad incompetenza ed improvvisazione. Uno sport che parla di professionalità e lavoro di squadra.

Laureato in scienze motorie a Foggia e poi a Roma, Nico ha fatto della sua passione per il calcio il suo lavoro, diventando preparatore atletico: dopo la prima esperienza con la San Pancrazio, è stata la volta della Cisco, la squadra laziale di prima divisione, molto seguita, terza dopo la Roma e la Lazio, dove é rimasto per cinque anni.

Sembra che Nico Surico abbia il tocco magico del re mida visto i risultati collezionati (vittoria con la Cisco nella finale "allievi coppa Lazio", finale di campionato con il Benevento con gli allievi nazionali, promozione in eccellenza del Castellaneta quest'anno) ma Nico una spiegazione ce l'ha: "Sono stato solo fortunato perché in questi anni sono arrivati i risultati. Ci sono preparatori magari più bravi di me che non hanno avuto altrettanta fortuna".

Semplice fortuna per Nico, una buona dose di bravura e professionalità per i suoi amici, che l'hanno reclutato anche per il torneo Fuego. Inutile dire che la squadra ha vinto "mia madre si è rassegnata a vedermi ancora partecipare ai tornei a 35 anni".

Gli anni passati a Benevento e il lavoro portato avanti con allenatori come Venturin, Jorge Martinez, Carmelo Imbriani e Manuel Landaida, hanno permesso a Nico Surico di costruire quell'esperienza che ha messo al servizio anche del suo paese.

"Un anno fa sono stato chiamato dal mio amico Walter Lippolis per dargli una mano. Ho accettato con piacere e a titolo gratuito". I risultati parlano da soli: il Castellaneta ha raggiunto l'Eccellenza: "È andata bene. Ho trovato una disponibilità eccezionale da parte di Walter e dei ragazzi e la loro umiltà è stata premiata. Sono contento che si siano trovati bene con me".

Umiltà, voglia di fare e talento, ingredienti che fanno la differenza e che hanno permesso a Nico di vedere alcuni dei suoi ragazzi del Benevento approdare all'Inter, alla Juve e al Milan. Ingredienti che purtroppo si scontrano spesso con un modo di gestire lo sport che poco ha a che fare con la professionalità: "Cosa manca qui? Per esempio i bandi per le associazioni sportive. Tutto funziona in base ad amicizie, contatti...non c'è un bando che possa permettere ai giovani di proporre le proprie idee. È tutto improvvisato e il discorso va oltre la sfera politica. Qui ci sono ragazzi fantastici, di talento, e mi dispiace che siano loro ad andarci di mezzo".

Ed ecco che ci si trova di fronte al paradosso: da un lato chi taccia i giovani di ignavia, dall'altro chi cerca di farsi avanti scontrandosi con il disinteresse generale: "In passato con i miei amici avevamo provato a proporre progetti davvero interessanti ma non abbiamo ricevuto nessuna risposta. A Roma con la mia associazione abbiamo prodotto numerose domande a cui hanno fatto seguito risposte protocollate...qui niente di tutto ciò. Ed è un peccato perché c'è gente che vale".

Un esempio? "Francesco Nardulli. È un ragazzo molto bravo, serio, umile che mi ha chiesto più volte dei consigli e con il quale ho intenzione di collaborare appena avrà terminato i suoi studi. Abbiamo bisogno di gente cosi per far crescere una sana cultura dello sport libera da interessi personali".

Tante le idee di Nico Surico per un'idea di sport sano ma soprattutto serio, senza trucchi, che possa portare anche chi già si sta prodigando a far crescere le squadre di basket, pallavolo, calcio, a collaborare insieme per trasmettere ai piú piccoli il significato di far parte di una squadra.

"Le riunioni sono il pane quotidiano; lo scambio di idee deve essere alla base delle scelte sportive. Le tavole rotonde non sono fatte solo per mangiare...".

Annabelle Fuggiano

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