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FRANCESCO PASSERI: IL PUGILE "VOLANTE"

  • 21 Ottobre 2012
  • 4792

Francesco è paracadutista militare di professione nella Brigata Paracadutisti Folgore da ormai cinque anni. Descrive Livorno come una città a cui è molto affezionato. È la città dove vive e lavora ma non è questo a renderla speciale. Mi dice che "l'aria, il mare, la disponibilità della gente rendono Livorno molto simile a Castellaneta" ed è questo che gli piace.
Ma oggi non voglio raccontare la storia di un parà; la storia che voglio raccontare è quella di Francesco il pugile iniziata cinque anni fa, ma forse anche prima come ci racconterà con le sue stesse parole.

Francesco Passeri, 25 anni, ha un forte legame con Castellaneta e con la Puglia pertanto ci tiene a specificare, mentre chiacchieriamo, che i suoi allenatori sono tutti "pugliesissimi". La sua squadra di boxe, quella che lui considera la sua famiglia, è la squadra di Donato Salvemini e Sergio Pulimeno, della quale fanno anche parte il campione d'Italia Filippo Gressani, il vicecampione d'Italia Mattia Demi e Domenico Salvemini, diventato da poco professionista.

Nei primi tre anni di questa sua avventura, Francesco ha avuto come mentore e maestro Franco Nenci, colonna portante del pugilato italiano, che nel 1956 ha vinto la medaglia d'argento alle Olimpiadi di Melbourne; lo stesso allenatore che nel 1988 ha portato Giovanni Parisi a conquistare l'oro alle Olimpiadi di Seoul.

L'anno scorso Francesco è stato campione nella categoria dei 56 kg al Torneo Etruria, un importante torneo di pugilato dilettantistico. Sempre nel 2011 è stato convocato nella rappresentativa toscana in un dual match contro la regione Puglia.
La prossima grande sfida per Francesco inizierà il 24 novembre prossimo quando parteciperà al campionato italiano di pugilato e noi di ViviCatellaneta saremo pronti a fare il tifo per lui!

Non voglio anticipare altro. Lascio a Francesco il compito di raccontarsi con tutto il suo entusiasmo e le frasi lasciate a metà per la fretta di rincorrere i pensieri che gli passano per la mente e che vuole dire adesso, subito!

Come e quando è iniziata la tua passione per la boxe?
La mia carriera non è iniziata da subito con il pugilato. Ho iniziato a praticare kick boxing a Castellaneta con il maestro Franco Patella. Quando sono venuto a Livorno i miei superiori erano a conoscenza dei buoni risultati che avevo ottenuto in questa disciplina e quindi mi proposero di dedicarmi al pugilato con il maestro Franco Nenci. Ho colto la palla al balzo in realtà mantenendo i piedi ben saldi per terra e senza ambire a vincere titoli importanti, ma allenandomi quasi esclusivamente per coltivare questa mia passione. Con il tempo però sono arrivate anche le prime soddisfazioni ed è solo grazie alla Brigata che ho raggiunto un buon livello. Si dice che "il paracadutismo è uno sport per tutti ma non tutti possono fare i paracadutisti"; infatti nel lavoro che faccio è necessaria una grande preparazione fisica pertanto nel mio ambiente lavorativo viene promosso qualsiasi tipo di sport che possa permettere di mantenere il corpo allenato. Devo inoltre ringraziare i miei due allenatori, anche loro paracadutisti, che mi seguono e mi guidano lungo questo percorso.

Sei stato allievo di grandi maestri come Franco Nenci, Donato Salvemini, Sergio Pulimeno. Chi è il tuo modello nella boxe?
Il mio modello è Arturo Gatti, un pugile italo-canadese che è venuto a mancare tre anni fa. Ha disputato moltissimi match importanti contro campioni di tutto il mondo uscendone quasi sempre vincitore ma, ironia della sorte per un uomo così forte, è stato ucciso dalla moglie in seguito ad un litigio.

Qual è stato il match più importante che hai disputato sin ora sia dal punto di vista del prestigio della competizione che dal punto di vista emotivo?
Dal punto di vista emotivo il match più importante è stato quello disputato in Puglia. Combattere nella mia terra con la maglia di un'altra regione mi ha riempito di forti e contrastanti sensazioni. Speravo che quel giorno i miei genitori potessero assistere al match ma così non è stato per problemi di salute di mio padre e per questo la carica emotiva era raddoppiata! Dal punto di vista del prestigio, la competizione più importate l'ho disputata due settimane fa contro Alex Ferramosca. Forse questo nome non dice niente a chi non conosce il mondo del pugilato ma Ferramosca è stato titolare della nazionale italiana di pugilato per dieci anni di fila, ha affrontato i pugili più importanti del mondo ed ha partecipato alle selezioni per l'ultima olimpiade. Non ho vinto il match ma mi sono fatto valere! Lui, dalla sua, aveva l'esperienza e la forza.

A cosa pensi quando sei sul ring?
Prima di salire sul ring penso a tante cose tipo "chi me l'ha fatto fare di scegliere il pugilato tra tanti sport che esistono?". Quando poi salgo sul ring inizia la magia: non sento gli schiamazzi, non sento gli allenatori del mio avversario ma solo i miei che parlano e mi consigliano. Quando sono sul ring non vedo niente e nessuno se non il mio avversario. Sono nove minuti magici!

Cosa rispondi a chi dice che il pugilato è uno sport violento?
La boxe non è affatto una disciplina violenta, viene anzi definita noble art. Quando monti sul ring non provi odio né rabbia per l'avversario. Nino Benvenuti ha detto: "non c'è modo migliore per conoscersi che menarsi". Il pugilato non va paragonato ad una rissa in un vicolo ma ad una partita a scacchi dove devi pensare alle mosse da fare e a come difenderti per evitare lo scacco! Lo considero uno sport di intelligenza. Per chi non fosse ancora convinto del fatto che il pugilato non è uno sport violento porto tre esempi: innanzitutto il terzo tempo è un'invenzione del rugby e del pugilato, entrambi annoverati tra gli sport violenti. I bambini ed i ragazzini che decidono di dedicarsi al pugilato non vengono lasciati sul ring con un paio di guantoni ma si sfidano in gare di saltelli alla corda, circuiti di abilità eccetera. Questo serve ad allenare il fisico ed a stimolare un sano spirito di competizione. Infine, a testimonianza del fatto che il pugilato non è uno sport violento c'è sempre l'immagine bella ed emozionante di due pugili che si abbracciano al termine di un incontro, segno di estremo rispetto tra avversari!

Ricordi il giorno in cui hai lasciato Castellaneta?
Era il 17 marzo 2008 ed erano le quattro di mattina. Ricordo il momento in cui mia madre ha chiuso la porta di casa alle mie spalle. Quel giorno ero felice perché partivo per fare ciò che sognavo sin da bambino, ma sapevo che lasciavo a casa tante altre cose. Quando parti sai che la tua vita sta cambiando e non sarà più la stessa...

Torni spesso a Castellaneta?
Ci torno non appena posso, impegni lavorativi permettendo. Mi piace passare le giornate in compagnia dei miei genitori e dei miei amici, che ovviamente mi appoggiano e aiutano in tutte le mie scelte. Grazie a Ryanair a volte torno anche solo per un giorno!

Hai mantenuto un forte legame con il tuo paese natio. Quant'è forte il desiderio di tornare a Castellaneta per rimanerci?
È molto forte: è il mio obiettivo finale. In un futuro non molto lontano mi piacerebbe portare a Castellaneta l'arte della boxe e contribuire in generale all'espansione della cultura per gli sport da ring.

Cosa significa per te la parola "casa"?
Significa la mia famiglia prima di tutto, poi i miei amici e tutto ciò che ho lasciato a Castellaneta.

Cinque cose di Castellaneta che metteresti in valigia e porteresti con te.
Castellaneta intera con le sue strade, la sua gente, il suo mare. La prenderei e la metterei al posto di Livorno.

Marilia Fico per ViviCastellaneta

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