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NICOLA VINCI | ARTISTA

Foto: “Nell’armadio”; stampa true giclée montata su dibond 190cmx150cm (courtesy: Romberg Arte Contemporanea – Latina) Foto: “Nell’armadio”; stampa true giclée montata su dibond 190cmx150cm (courtesy: Romberg Arte Contemporanea – Latina)
  • 16 Settembre 2012
  • 6409

nicola vinciNicola Vinci è nato a Castellaneta nel 1975 ed ha terminato i suoi studi all'Accademia delle Belle Arti di Bari nel 2001. Ha successivamente frequentato la Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento (SSIS) conseguendo l'abilitazione. Si è trasferito a Verona dove ha iniziato ad insegnare ed ha continuato a coltivare la sua innata passione per l'arte in genere e per la fotografia in particolare.

 

Ha all'attivo numerose mostre sia collettive che personali. In particolare ricordiamo l'esposizione personale del 2010 presso la galleria Emmeotto di Roma dal titolo "Transfert" e "Moonlight" del 2007 a Città del Capo (Sud Africa) che gli ha dato anche l'opportunità di conoscere un mondo nuovo e diverso da quello Italiano ed Europeo e gli ha permesso di fotografare i bambini disagiati del Sud Africa. Ha inoltre collaborato nel 2010 al progetto "Still aLive" dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano ideato dal dott. Ugo Pastorino in collaborazione con Giuseppe Maraniello. Al progetto hanno partecipato ventitré fotografi di levatura internazionale tra cui Simone Bergantini, Gianni Berengo Gardin, Oliviero Toscani, Nino Migliori.

Nicola ha lavorato in eslcusiva totale, fino al 2008 con la Galleria Bonelli di Mantova mentre attualmente collabora con la Emmeotto di Roma, la ABC di Trento, la Romberg di Latina, La Goethe di Bolzano, la Vision Quest di Genova.

La sua prossima personale sarà presso la Galleria Loft Gallery di Conegliano Calabro.

[Questa non è un'intervista, prima di tutto perché io non sono una giornalista, ed in secondo luogo perché mi lega a Nicola un profondo affetto. Ci ritroviamo così a chiacchierare in questo salotto virtuale che è il web dato che le distanze non ci permettono di essere faccia a faccia al tavolino di un bar a sorseggiare un caffè; cosa che abbiamo fatto cento, mille volte nella nostra Castellaneta quando, approfittando delle vacanze estive o natalizie, ci si incontrava per un saluto.
E come sempre gli faccio domande sul suo lavoro, incuriosita dal mondo dell'arte che è così lontano dal mio quotidiano.]

In quale progetto sei impegnato attualmente?
Sto portando avanti un progetto su Ofelia dal titolo "Latte e Polline". Una serie di ritratti di fiori immersi nel latte o forse è meglio dire che sono fiori che emrgono dal latte.

Cosa ispira le tue opere?
Le motivazioni sono tante e molto differenti tra di loro. Mi ispira ogni processo legato al vissuto umano, il lato più oscuro, ansioso e problematico dell'esistenza umana. In un certo senso ad ispirarmi è tutto ciò che fa parte di quei processi ed esperienze che provocano dolore ma anche gioia.

Ponendo le tue opere su una immaginaria timeline non è difficile notare come la tua attenzione si sia spostata, visivamente parlando, dalla figura umana all'ambiente che lo circonda. Qual è stato il percorso che ti ha portato a passare dalla fotografia di figure su uno sfondo bianco ad interni in cui l'elemento umano è appena percettibile?
Il processo è avvenuto in maniera naturale. Il bianco nelle mie fotografie alludeva all'ambiente ospedaliero con inquadrature ravvicinate, il tutto chiuso in una visione focalizzata sul soggetto. Con il tempo la visione si è allargata. Mentre prima il fondo non esisteva o meglio richiamava la malattia, con il tempo questa visione si è allontanata in maniera automatica. Non c'è stata intenzione. Prima il lato angoscioso era rappresentato dalla chiusura sul soggetto, adesso è lo spazio che diventa metafora dell'angoscia; come se il mondo fosse la minaccia. In un certo senso il bambino rappresenta il lato innocente ed anche intatto, invece l'ambiente esterno rappresenta la minaccia del mondo. Nelle mie opere precedenti il soggetto esteriorizzava il proprio senso di malessere. Nelle ultime fotografie invece il processo è inverso.

Qual è stata l'esperienza legata al tuo lavoro che più ti ha arricchito?
Di belle esperienze ne ho vissute tante però a livello umano sicuramente quella più profonda è stata aver conosciuto e fotografato persone operate per cancro. Le persone che hanno visto la morte in faccia hanno un'altra visione della vita, e riescono a trasmetterti questa visione. Quando ho fotografato uno di loro erano le quattro del mattino. L'ho praticamente costretto a svegliarsi prestissimo ed a rimanere, completamente bagnato, steso su una banchina fredda fino al termine degli scatti. Quando gli ho chiesto se fosse a disagio, lui mi ha risposto serafico che era il minimo che potesse fare per il Dott. Pastorino, l'uomo che gli aveva salvato la vita!

Hai iniziato ad insegnare prima a Sondrio, poi a Mantova ed infine a Verona. L'insegnamento è stato anche un modo per permetterti di acquistare materiale per la fotografia. Se avessi potuto scegliere, saresti rimasto o saresti comunque andato via?
Se ci fosse stata una situazione fervida di opportunità, di movimento, sia per quanto riguarda l'insegnamento che per l'arte, sarei rimasto. Se ci fossero state le stesse premesse che ho trovato al Nord, sarei rimasto.

Sliding doors: se non avessi seguito il tuo sogno, se non avessi perseverato nel raggiungimento dei tuoi obiettivi adesso saresti...?
In galera!

Ricordi il giorno in cui hai lasciato Castellaneta?
Evoglia! Ricordo benissimo. Hai presente l'inizio del film Shining? Uguale. Sono partito in macchina con un mio amico. Andavamo a Sondrio ed era come la scena iniziale di Shining con tutti quei tornanti e gli alberi. Ho pensato che dopo tre mesi avrei iniziato a scrivere ripetutamente "il mattino ha l'oro in bocca". A parte quest'immagine che conservo nella mia memoria, per certi aspetti ero dispiaciuto di andar via, però ogni volta che affronti un viaggio c'è anche l'entusiasmo di sapere che ci saranno nuove scoperte da fare e nuove persone da conoscere. Io avevo già contatti con la galleria Bonelli quindi non sono partito "all'avventura". Sapevo di avvicinarmi ad una realtà lavorativa che in parte conoscevo perché avevo già visto da lontano. Nel Sud, soprattutto in quegli anni, l'ambiente delle mostre, delle gallerie, dei critici era pressoché sconosciuto. Il Sud si sta svegliando adesso, ma quando sono andato via io era tabula rasa.

Torni spesso a Castellaneta?
Quasi esclusivamente per le festività.

Città del Capo, Verona, Mantova, Pechino: cosa significa per te la parola "casa"?
Pianeta Terra. Quando vado in qualsiasi posto del Mondo mi sento sempre a casa! Anzi paradossalmente quando scendo al Sud non mi sento a casa, forse perché Castellaneta non mi ha mai offerto ciò che avrei voluto.

Cinque cose di Castellaneta che metteresti in valigia e porteresti con te.
La targa della casa di Rodolfo Valentino, la scritta "Benvenuti nella città del Mito", l'autovelox sulla strada per Castellaneta Marina, la chiesa del nuovo Convento delle Clarisse ed il monumento che campeggia sull'Auditorium. Ecco, queste sono le cinque cose che metterei in una valigia da non riaprire più, per il bene di Castellaneta! (ride)

Marilia Fico per ViViCastellaneta

Per saperne di più: www.nicolavinci.it 

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