CACCIAVA I CINGHIALI CON UNA CARABINA: DEFERITO A PIEDE LIBERO

Una delle tecniche più atroci, utilizzate dai bracconieri per la cattura e l’uccisione di cinghiali, prevede il posizionamento di trappole costituite da lacci metallici a forma di cappio, lungo i probabili tragitti battuti dai cinghiali, spesso attratti con granaglie sparse sul terreno.

Il cinghiale, durante il transito, incaglia il collo nel cappio e quando tenta di svincolarsi, il cavo metallico si stringe sempre più, fino a renderlo agonizzante, provocando così inutili sofferenze all’animale. Successivamente poi il bracconiere si reca, solitamente di notte, a verificare eventuali catture di cinghiali da parte delle trappole ed in caso positivo, spara da distanza ravvicinata il cinghiale ormai morente e stremato.

Tali tecniche sembrano essere particolarmente diffuse anche nei territori litoranei dei comuni di Palagiano, Castellaneta e Ginosa (Ta), per la presenza di popolazioni di cinghiali nelle pinete costiere.
A volte, però, in queste trappole finiscono anche malcapitati animali d’affezione, come i cani vaganti.
Ciò è accaduto qualche giorno fa, allorquando i carabinieri forestali, a seguito di segnalazione di un cittadino allarmato per i continui latrati di un cane, si sono recati nei pressi del Bosco Romanazzi, agro di Palagiano, dove hanno provveduto a liberare un cane randagio finito nella morsa di un cappio metallico collocato dai bracconieri.

L’intensificazione delle attività di indagine e contrasto al fenomeno del bracconaggio poste in essere dal Nucleo Carabinieri Tutela Biodiversità di Marina di Ginosa, hanno consentito nei giorni scorsi di sorprendere un bracconiere che aveva elaborato un sistema particolarmente sofisticato per cacciare illecitamente.

L’uomo, in un terreno agricolo che conduce nei pressi del residence “Riva dei Tessali”, al confine tra le località di Marina di Ginosa e Castellaneta Marina, aveva costruito una trappola costituita da un cavo metallico, nei pressi della quale spargeva abitualmente dei semi di mais per attrarre la fauna e dove aveva collocato una “fototrappola” (videocamera a batteria che si attiva in caso di movimenti davanti all’obiettivo) che, dotata di scheda SIM, provvedeva ad inviare in tempo reale sullo smartphone, i filmati di eventuali prede catturate, così che il bracconiere, poteva recarsi repentinamente sul posto, spesso di notte, per giustiziare la preda inerme con colpi di fucile ravvicinati.
Nei giorni scorsi, però, è stato sorpreso dai Carabinieri Tutela Biodiversità, mentre si recava verso la trappola, in ore serali ed in giorno di silenzio venatorio, con al seguito una carabina munita di visore ottico notturno ad infrarossi e colpo in canna, pronto a perpetrare l’ennesima azione di bracconaggio al cinghiale.

La visione dei filmati raccolti dalla telecamera sequestrata, ha consentito di ricostruire le diverse fasi dell’attività illecita, tra le quali anche quella più cruenta dell’uccisione dell’animale agonizzante, con colpi di fucile esplosi a a breve distanza sul cinghiale bloccato al cavo metallico, senza possibilità di fuga.

Il bracconiere è stato dunque deferito a piede libero all’Autorità Giudiziaria competente per caccia abusiva e maltrattamento animale ed al medesimo sono stati sequestrati la carabina, le munizioni, le trappole ed i dispositivi illecitamente utilizzati.
I controlli dei carabinieri forestali per il contrasto al bracconaggio ed alle violazioni in danno dell’ambiente, nelle pinete dell’arco ionico e nelle aree limitrofe alla Riserva Naturale dello Stato “Stornara”, proseguiranno nei prossimi mesi, al fine di tutelare e preservare gli habitat costieri particolarmente ricchi di biodiversità animale e vegetale.


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