#Castellaneta2017 - THE DAY AFTER

Il 12 giugno 2017 il Sole è sorto alle 5:19. Oggi molti hanno visto l’alba, ma non è stata un’esperienza romantica. La notte è trascorsa insonne per il fermento dello “spoglio” delle schede elettorali. Poi all’alba è diventato tutto chiaro: eletti e non eletti, vincitori e trombati.

Incontro un potenziale consigliere o assessore che va a fare colazione. Dal suo atteggiamento altezzoso e ganzo deduco che sia stato eletto. Mentre poco più in là incrocio lo sguardo amareggiato di un altro: è un trombato che torna a casa deluso. Egli va a riposare dopo una notte che gli ha portato solo scompiglio.

Al primo desidero ripetere le stesse cose che ho detto in altre occasioni: quando ti alzerai la mattina, fresco e riposato, ricordati che in consiglio comunale sarai “al servizio della città”. Per cui chi ti ha suffragato esige impegno e responsabilità. Gli applausi forse li avrai fra cinque anni, ma te li devi meritare. Se – come hai detto in giro, leggendo la tua pappardella dal palco o scrivendo post “copia e incolla” sui social – hai a cuore il tuo paese, la salvaguardia del territorio, il futuro dei nostri figli, ecc... ecc... ecc... allora è il momento di rimboccarsi le maniche e darsi da fare. "Sul Comune" si va a lavorare e non a fare le marionette o i furbacchioni. Caro eletto, ricordati che i votanti hanno riposto in te fiducia e speranza, credendoti capace, competente e maturo. Non li deludere!

Al secondo, cioè al candidato non eletto, mi sento di dire innanzi tutto che mi dispiace. Caro trombato, adesso ti toccherà sorbirti lo sfottoio di amici e conoscenti, fintamente addolorati per la tua mancata elezione. Poi ti aspettano le lamentazioni dei parenti che ti avevano caricato di grandi responsabilità, conoscendo bene le tue eccelse qualità e le tue diafane virtù, fulgido esempio per tutta la collettività. Lo so, adesso c’è anche il rammarico di aver preso coscienza di non essere riuscito a convincere il “popolo”. Allora mi permetto di darti un consiglio: non fare come il marito cornuto che dà addosso alla sua donna fedifraga ma, al contrario, fatti un intelligente esame di coscienza chiedendoti dove TU hai sbagliato!

Hai sbagliato cravatta? Il tuo vestito era inadeguato? La tua voce sul palco è stata incerta e balbettante? Hai fatto un comizio poco accorato? Hai letto male quello che hai scritto o ti hanno scritto? Hai fatto lo “splendido” sui social? Forse lo so io cosa è successo: hai sbagliato strategia. E adesso, con grande stupore, ti ravvedi e, a mente fredda, scopri di quanta poca stima tu godi in paese.

È difficile ammetterlo, ma è così! A proposito, ma almeno i tuoi parenti stretti ti hanno votato? Dai, non ti preoccupare... c’è chi è andato peggio. Pensa, per esempio, a quelli che hanno fatto il comizio davanti a una piazza vuota: hanno parlato agli alberi e alla Madonna (pure girata di spalle). Forse non hai carisma, non sei un trascinatore o forse il tuo tempo è finito ed è ora di farsi da parte. Oppure hai proposto un programma troppo farraginoso, ti sei presentato con i titoli (che oggi hanno tutti) e poi ti perdi nella “pratica”, hai fatto esperienza all’estero e poi ti manca il centro storico, la gravina o Montecamplo, ti sei riempito la bocca di Europa e poi non sai arrivare alla Gaudella Piccola o giù a Orsanese.

No, perché la piazza è sensibile a queste cose. La gente non è stupida, il popolo non è una massa informe. I votanti sono la “sovranità popolare”. Certo, essi sono come un gregge di pecore che ha bisogno del pastore, ma anche di cani preparati ad abbaiare al momento giusto... Alle persone il tuo curriculum importava relativamente, essi volevano conoscere bene le tue idee e le tue proposte concrete: «Se vengo eletto ho intenzione di...» Quattro cose, semplici e dirette! Se non le hai spiegate bene, allora rassegnati.

Tu già ti cullavi con gli amici al bar. AMMA SPACCHÈ! era il tuo urlo di guerra elettorale, quasi un motto. Già pregustavi la vittoria, un bello scranno a palazzo di città, magari un incarico da assessore con poltrona in ecopelle, scrivania in noce con la foto di mammà e una bella segretaria tuttofare. Invece niente di tutto questo. Ora sei a casa, triste e pensi: «Ci hanno perso loro, non io!»

Fammi una cortesia, rilassati e non guardare troppo la tua faccia stampata sul “santino” che, ora, è da considerarsi una “pagellina”. Porta male. La politica è una giostra, ora medita sugli errori e, forse, avrai tempo per il prossimo giro.

Cosimo Putignano


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