DAI CAMPI AI FORNELLI: GRAZIE ALLA CIA GLI STUDENTI IMPARANO LA BIODIVERSITÀ

Quanto è alta una pianta di fave? E una di carciofi? Chiederlo alla maggior parte dei ragazzini di scuola elementare sortirebbe reazioni tra lo stupore e il panico. Già, perché spesso per i più giovani l’origine degli alimenti è, purtroppo, lo scaffale di un supermercato.

Il progetto della CIA di Taranto, invece, mira proprio a invertire la tendenza: frutta e verdura crescono nei campi, il messaggio lanciato, e ve lo dimostriamo portandovi sul posto.

Ma c’è anche dell’altro. Perché per i giovani studenti della scuola elementare dell’istituto comprensivo “Pascoli/Giovinazzi” di Castellaneta, il progetto ha avuto anche un’appendice culinaria.
Andiamo con ordine: gli alunni sono stati i protagonisti di una visita guidata nelle aziende Errico, Falciglia e Marazia, nel territorio di Castellaneta, alla scoperta di prodotti come fragole, fave e carciofi.
Così, hanno scoperto in prima persona come nascono questi prodotti, come avviene la loro lavorazione, il confezionamento ed i passaggi successivi che li porteranno sulle nostre tavole.

Dopo le visite in azienda, questa manciata di ragazzini pieni di entusiasmo si è trasformata in una brigata di junior master chef, animando le cucine della casa del gusto, struttura realizzata con risorse europee dal Gal “Luoghi del Mito” negli ambienti del Castello “Stella Caracciolo” di Palagianello.

Carciofi e fave, si sa, da soli rendono ben poco. Ecco, allora, che dietro la sapiente guida di uno chef vero e delle volenterose insegnanti Carmela Losito e Melita Ciulli, gli studenti hanno imparato una lezione nuova dietro l’altra. Prima di tutto come si impasta e come si “tira” la pasta fresca, cavatelli in particolare. Poi come si tagliano gli ortaggi, come si puliscono fave e carciofi, come si prepara un dolce a base di carote. Insomma, i fondamentali della cucina per comprendere che dai campi alla tavola, spesso, il passo è molto più breve e semplice di quel che appare.

Che poi è la lezione delle lezioni che arriva da questo progetto, che in quasi dieci anni di vita ha svelato a centinaia di ragazzini il tesoro della biodiversità nostrana. Facendo un favore a loro e uno ai produttori.

La lezione, però, la imparano anche le istituzioni. Grazie a “questo progetto infatti, scuola e amministrazioni in questi anni hanno arricchito anche il loro bagaglio, perché sono stati in grado di offrire ai giovani studenti una didattica più inclusiva e affascinante e la conoscenza più approfondita del territorio, che poi è conoscere se stessi. Certo, con qualche risorsa in più questi progetti potrebbero essere usuali e non eccezionali. Ma per chi è abituato a fare i conti con il ciclo della natura, una buona semina dà sempre ottimi frutti.


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