A PROPOSITO DI SETTIMANA SANTA E PROCESSIONI... DI COSIMO PUTIGNANO

In una società liquida, come quella attuale che tutto tocca e niente bagna, i riti della Settimana Santa rappresentano un punto fermo nella fede e nella devozione per i credenti nonché una piccola pausa di riflessione su “un passato lontano e suggestivo che viene riproposto” per chi si definisce non credente.

È sempre affascinante vedere con quali occhi il popolo rappresenta il dolore, con quali lacrime dipinge il volto della Vergine Maria, attraverso quali rituali coinvolge e manifesta quel complesso di fede, dolore, attesa e speranza che anima il mistero della Passione di Cristo.

È sempre bello cercare di capire di quali chiavi si è servita quell’anonima e silenziosa schiera di artigiani per sollecitare la sensibilità dei fedeli che ogni anno si raccolgono intorno a simboli che è sempre difficile rappresentare.

Molti guardano a queste rappresentazioni come a fenomeni anacronistici o più semplicemente come folklore. Certo, a primo acchito possono sembrare fuori tempo o fuori moda, soprattutto in caso di eccessi penitenziali o bizzarre goliardate che con la fede non c’entrano nulla.
Però è strano come cerimonie del genere, sempre uguali a se stesse e ripetitive, riescano catturare ogni anno l’attenzione di intere folle e a catalizzare l’attività di devoti e di religiosi un po’ ovunque nel mondo!

Anch’io, ormai sempre più lontano da una Chiesa perduta negli scandali sessuali, affogata in losche paludi affaristiche, vittima di oscuri intrighi, in preda a narcisismi esteriori da un lato e finti pauperismi dall’altro, ogni volta resto muto e sorpreso davanti a una Settimana Santa sempre più viva e rappresentata.

Quest’anno ho raccolto ben volentieri l’invito dei ragazzi di ViviCastellaneta a fare da commentatore alla processioni dei Misteri e di Gesù morto: un vero e proprio fenomeno socio-religioso organizzato nei minimi dettagli dalle confraternite dell’Addolorata e di san Francesco da Paola quella del venerdì santo e del SS. Sacramento quella del sabato santo.

Esse hanno il potere di raccogliere intorno a sé una nutrita schiera di credenti che ne alimentano il culto e ne perpetuano la memoria. In un momento in cui hanno tanto fascino l’esotismo (chakra, ritualità hawaiane, spiritismo, ecc...) e il magico (yoga, tarocchi, rune, pulizia dell’aura, ecc...), la Settimana Santa infervora ancora gli animi dei confratelli e dei devoti, ovvero il comune sentire di uomini e donne con una spiccata pietà cristiana e una profonda fede religiosa.

La cartina di tornasole di tutto ciò me l’ha data questa mia esperienza televisiva con ViviCastellaneta. Vedere la piazza della Cattedrale piena di gente, osservare i volti dei fedeli o anche dei semplici curiosi (turisti, passanti frettolosi o non credenti) assieparsi sui marciapiedi dà ragione a chi sostiene che i riti della Settimana Santa ci appartengono e sono una delle nostre numerose radici.

Leggere i messaggi pervenuti in redazione dai nostri compaesani sparsi per l’Italia e per il mondo, ha permesso, a chi per una serie di ragioni ha dovuto lasciare il nostro paese, di avvicinarsi ai riti e alle tradizioni della nostra Settimana Santa. Perché la Processione non è solo un fatto religioso, ma anche un fenomeno antropologico e sociale: è la nostra identità!

Gli incappucciati, le confraternite e la “colonna” degli uomini vestiti in nero sono l’epifenomeno sì di un atto di fede, di un gesto di devozione, di un sincero desiderio di espiare – più o meno drammaticamente e concretamente – una colpa, ma sono anche una sorta di patrimonio culturale della nostra collettività.

La conduttrice Annabella Fuggiano ed io abbiamo volutamente impostato i commenti a mo’ di chiacchierata per non alterare il codice estetico e spirituale generale della sacra rappresentazione. Abbiamo quindi assecondato il silenzio dei penitenti, per esaltare ancor di più la riflessione e la contrizione indotte su chi osserva. E poi per permettere l’ascolto di quel triste e straziante accompagnamento musicale ricreato dalle marce funebri e dal canto angustiato delle Pie Donne.

Come si è visto, tutto inizia con un rullo di tamburo e col fragore delle tocca-tòcc che scandiscono il ritmo delle Processioni. Dopo le parole e la benedizione del nostro presule, pian piano, tutto si armonizza fino all’apoteosi raggiunta su via Roma. Il lento incedere dei simulacri ci riporta indietro nel tempo, a quando eravamo bambini e guardavamo meravigliati e quasi impauriti quegli uomini incappucciati ovvero quel devoto caricato di una pesante croce e di una fastidiosa corda bagnata.

Tutto fluisce nel buio della notte aspettando, nel Lucernario della Veglia pasquale («La madre di tutte le veglie» come disse sant’Agostino), la Luce della risurrezione senza la quale la fede cristiana sarebbe vana. E se così non fosse, la Pasqua rimane sempre e comunque il risveglio della Natura, la vittoria della luce sulle tenebre, del calore primaverile sul freddo invernale.

I miei ringraziamenti vanno allo staff di ViviCastellaneta per l’ospitalità, alla sig.ra Marina Gigante fattivo priore della confraternita dell’Addolorata nonché alla dott.ssa Rossella Tarquinio esponente del SS. Sacramento, al dott. Rocco Perniola agronomo esperto e attento, a don Mauro Ranaldi preciso punto di riferimento per la liturgia, al sig. Tommaso Bufano e al M° Michele Di Sabato per le “chicche” sulla banda, alla sig.ra Jacqueline Del Sal per i particolari sulle Pie Donne, alla prof.ssa Grazia Gigliobianco per i preziosi consigli e infine, last but not least, a mia moglie per la pazienza.

Cosimo Putignano


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